5/5
The Bends è un disco che sembra nascere nel punto esatto in cui l’adolescenza smette di essere una promessa e comincia a diventare una minaccia. Pubblicato nel 1995 dalla EMI Records, il secondo album dei Radiohead possiede l’inquietudine di chi ha scoperto che crescere non significa necessariamente diventare più liberi.
Le chitarre di Jonny Greenwood possono apparire improvvisamente luminose e poi precipitare in un rumore quasi fisico, mentre la voce di Thom Yorke attraversa le canzoni con una vulnerabilità che non cerca consolazione. In Fake Plastic Trees la fragilità diventa bellezza; in Street Spirit (Fade Out) assume invece la forma di una rassegnazione ipnotica, come se il mondo continuasse a muoversi mentre qualcuno, dentro di sé, è rimasto immobile.
Eppure The Bends non è un album semplicemente malinconico. È un disco sul desiderio di sottrarsi alle maschere, alle aspettative, alla parte di noi stessi che impariamo troppo presto a recitare. A distanza di anni conserva proprio per questo una qualità rara: non pretende di guarire le nostre inquietudini, ma le ascolta con noi, fino a trasformarle in musica.
Brother “Toll” Mallory


Lascia un commento