4/5
Explosions in the Glass Palace dei Rain Parade è un lavoro che non si limita all’ascolto, ma chiede di essere attraversato, come una sfinita strada californiana deformata dal calore, dove ogni suono, voce o rifrazione di chitarra affiora un istante appena ai margini della percezione.
La scrittura possiede la leggerezza incantata e irreale della neo-psichedelia, ma sotto questa superficie radiosa avvolge un’inquietudine sottile. Le trame chitarristiche non inseguono la melodia in modo lineare: la sfiorano, la smarriscono e la ricompongono mutata. È un pop rarefatto e ipnotico, consapevole della propria intrinseca malinconia senza mai il bisogno di ostentarla.
Il titolo stesso evocava fragilità e deflagrazione, e l’album risiede esattamente in questo contrasto: il vetro offre trasparenza, eppure sa ferire; la memoria risplende, ma conserva spigoli taglienti. I Rain Parade forgiano un microcosmo sospeso dove il passato smette di essere semplice nostalgia e diventa materia pulsante, capace di generare continui riverberi. Un’opera da ritrovare ogni volta che la realtà attorno a noi si fa fin troppo pesante.
Long John Silver


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