4/5
Certi dischi esistono già prima che la puntina tocchi il solco. Fluttuano nel buio americano, tra i locali di North Beach e le strade di San Francisco. Il primo album dei Quicksilver Messenger Service è uno di questi: non bussa, non chiede permesso, sale in macchina e schiaccia il pedale verso il grande viaggio della vita.
Le chitarre di John Cipollina e Gary Duncan si inseguono come spiriti selvaggi, mentre batteria e basso pulsano come un vecchio motore V8 sulla Route 66. È rock libero, istintivo, senza mappe né destinazione. La psichedelia diventa una porta spalancata sull’universo, tra jam interminabili, improvvise accelerazioni e deviazioni imprevedibili.
Sporco, imperfetto e pieno di vita, questo disco conserva tutta la febbre della West Coast. Ascoltarlo significa sentire il desiderio di mollare tutto, salire su una macchina e sparire nella notte. I Quicksilver non raccontano la strada: ti mettono le chiavi in mano e ti spingono verso l’alba.
Black Bart


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