5/5
The Wall è un disco che non chiede semplicemente di essere ascoltato: pretende di essere attraversato. I Pink Floyd costruiscono un labirinto di traumi, solitudine e paranoia nel quale ogni canzone sembra aggiungere un mattone a una barriera già destinata a diventare prigione. Il risultato è monumentale, ma anche inquietamente claustrofobico.
La grandezza dell’album sta nella capacità di trasformare l’alienazione individuale in una forma di teatro popolare. Another Brick in the Wall, Comfortably Numb e Hey You sono momenti di straordinaria efficacia, capaci di sopravvivere persino al peso della propria fama. Ma proprio questa ambizione produce anche qualche eccesso: la narrazione tende talvolta a spiegare ciò che dovrebbe lasciare nell’ombra, e certe ripetizioni sembrano più funzionali al mito che alla musica.
Resta comunque un’opera difficilmente ignorabile. The Wall non è perfetto, e forse non vuole esserlo: è grandioso, melodrammatico, disturbante e, a tratti, quasi ridicolo nella sua ostinazione. Proprio per questo continua a funzionare.
Captain Sharkey


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