4/5
Music from the Film More è un disco che sembra arrivare da un luogo in cui il giorno non è mai completamente giorno e la notte conserva ancora il calore della pelle. I Pink Floyd lo registrarono nel 1969 per il film di Barbet Schroeder, e forse proprio questa destinazione cinematografica spiega la sua natura irregolare: non vuole raccontare una storia, vuole insinuarsi dentro le immagini.
Cirrus Minor apre una porta su un paesaggio sospeso, mentre The Nile Song irrompe con una violenza quasi carnale. Poi arrivano la malinconia di Crying Song, la grazia di Green Is the Colour e l’allucinazione di Cymbaline. Sono frammenti, più che capitoli: alcuni memorabili, altri apparentemente soltanto funzionali alla pellicola.
Il limite del disco è anche il suo fascino. More non possiede la compattezza concettuale dei grandi Pink Floyd successivi; alterna canzoni compiute, improvvisazioni e brevi vignette sonore. Quicksilver dilata il tempo, mentre A Spanish Piece e Dramatic Theme sembrano residui di un sogno che si dissolve appena lo si mette a fuoco.
La rimasterizzazione EMI del 2011 restituisce dignità sonora a questo piccolo oggetto psichedelico, senza cancellarne le imperfezioni. Non è un capolavoro, ma è un documento prezioso: il suono di una band ancora incerta sulla propria metamorfosi, già capace però di trasformare inquietudine, desiderio e straniamento in atmosfera.
Captain Sharkey


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