4,5/5
Atom Heart Mother è un disco che sembra essere arrivato dal futuro senza sapere bene che cosa farsene del presente. La lunga suite iniziale, con i suoi fiati solenni, il coro e le improvvise aperture psichedeliche, non procede tanto verso una destinazione quanto dentro un paesaggio: vasto, perturbante, a tratti magnifico, a tratti deliberatamente sfilacciato. È musica che non chiede di essere capita, ma attraversata.
Poi il disco cambia pelle. If, Summer ’68 e soprattutto Fat Old Sun riportano i Pink Floyd verso una forma più umana e melodica, mentre Alan’s Psychedelic Breakfast trasforma il gesto più ordinario, prepararsi la colazione, in una piccola liturgia sonora. Non tutto funziona: alcune idee sembrano abbozzi, altre vengono trascinate oltre il punto di naturale esaurimento. Ma proprio queste imperfezioni rendono l’album interessante.
Non è ancora il Pink Floyd monumentale che verrà. È un organismo in crescita, magnificamente irregolare, nel quale la sperimentazione precede la forma. La rimasterizzazione del 2011 restituisce chiarezza a questo esperimento senza cancellarne le asperità. Un disco imperfetto, sì, ma dotato di un fascino quasi fisico.
Captain Sharkey


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