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Il jazz non ti deve niente. Non cerca di piacerti: ti trascina in un bar fumoso, ti sbatte su una sedia sgangherata e ti guarda storto. È quello che succede con Mingus. Joni Mitchell avrebbe potuto restare nel suo elegante mondo di canzoni malinconiche. Invece sceglie di schiantarsi contro Charles Mingus, il vecchio leone del jazz, che la coinvolge nel suo ultimo viaggio musicale prima di morire nel 1979.
Anche dopo la sua scomparsa, Mingus aleggia sul disco come un fantasma. Joni non imita il jazz, ci mette dentro la propria solitudine e la affida a giganti come Jaco Pastorius, Wayne Shorter e Herbie Hancock. Il risultato è irregolare, selvaggio, a tratti magnifico. In Goodbye Pork Pie Hat il dolore diventa pura notte. Non consola, non assolve, non promette niente. Alla fine resta soltanto una stanza buia, una bottiglia vuota e la certezza di aver ascoltato qualcosa di profondamente umano.
Benjamin Hornigold


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