4,5/5
In Until the end of the world si ritrovano gli eccentrici abitanti di un condominio prossimo al crollo: Talking Heads, Lou Reed, R.E.M., Can, Nick Cave, Elvis Costello e U2. Non profeti dell’Apocalisse, ma cronisti dell’affanno quotidiano davanti al disastro: amori distratti, fughe, memorie e illusioni di ordine nel caos, dentro il fango di un futuro inquietante.
Il disco vive di un disordine calcolato, dove chitarre rock ed elettronica, rabbia e malinconia si urtano senza escludere un fragile spiraglio di speranza. Il passo disilluso di What’s Good di Lou Reed contrasta con l’impeto della title track degli U2. Poi arrivano le ombre di Cave, Can e Crime & the City Solution, e ogni finzione cinematografica svanisce.
Riascoltato oggi, quel vinile sembra custodire una profezia involontaria: il futuro immaginato non si è avverato, ma la sua inquietudine continua a sferragliare sotto la puntina.
Gideon “Cinderjack” Vance

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