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Ci sono dischi che non si ascoltano soltanto: si aprono come una vecchia porta su una strada che credevamo dimenticata. The Man and His Music, pubblicato dalla RCA nel 1986, è uno di questi. Dentro ci sono la voce e la storia di Sam Cooke, un uomo capace di attraversare il soul, il pop e il gospel senza perdere mai il contatto con quella parte oscura e fragile dell’anima.
La sua voce sembra conoscere in anticipo il finale di ogni storia. Anche quando canta d’amore, dietro le parole si sente qualcosa che assomiglia alla perdita. You Send Me, Cupid, Wonderful World, A Change Is Gonna Come: canzoni diverse, ma legate dalla stessa verità. Cooke non ha bisogno di urlare. Gli basta entrare nella stanza, accendere una luce bassa e raccontare.
Questo LP è anche un ritratto postumo, inevitabilmente segnato dalla morte violenta dell’artista. E allora ogni brano assume un peso diverso. La musica resta, il cantante no. È una vecchia regola del blues: certe voci sembrano nate per durare più a lungo di chi le possiede.
“Blind Dog” Crossroads


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