3/5
Roy Orbison è morto il 6 dicembre 1988, e Mystery Girl (Virgin, 1989) è uscito dopo. Nel noir si chiama alibi di ferro: il colpevole non può più difendersi, e nemmeno l’ascoltatore. Dietro il banco c’è Jeff Lynne, con Petty, Harrison e gli U2 a fare da testimoni. Nessuno ha lasciato impronte, tutti hanno ripulito con cura.
Poi parte la voce. Non è quella di un uomo che canta l’amore, ma di uno che ha perso moglie e due figli e sa già come va a finire. “You Got It” sembra allegra solo se non conosci i precedenti. “She’s a Mystery to Me” è un pedinamento notturno sotto la pioggia, senza sapere chi si sta seguendo.
Non fidatevi della produzione levigata. Sotto la lacca c’è un tremito che nessun tecnico è riuscito a cancellare. Io l’ho ascoltato tre volte, a luci spente. Alla fine ho capito che le canzoni belle non salvano nessuno. Fanno solo compagnia mentre si affonda.
“Blind Dog” Crossroads


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