4/5
C’è una malinconia profondamente britannica che sembra vivere ancora nelle sale d’attesa delle stazioni di provincia e nei vecchi solchi dei vinili dimenticati. I Often Dream Of Trains, pubblicato da Robyn Hitchcock nel 1984 e rieditato due anni dopo dalla Glass Fish, nasce proprio da questo paesaggio sospeso. È un disco acustico, intimo e surreale, costruito con arpeggi delicati, pianoforti malinconici e quell’umorismo stralunato tipico di Hitchcock, capace di evocare pioggia, nebbia e pomeriggi senza fine.
Ascoltarlo è come salire su un vecchio treno a vapore diretto verso un’Inghilterra dimenticata, popolata da gatti, fiumi in piena, cattedrali nascoste e visioni che ricordano il Syd Barrett più sognante. Hitchcock riduce tutto all’essenziale, lasciando spazio a una poesia semplice, infantile e allo stesso tempo inquieta. Il risultato è un album imprevedibile e nostalgico, dove il tempo sembra rallentare fino quasi a fermarsi. La colonna sonora ideale per guardare un paesaggio grigio dal finestrino e continuare, ostinatamente, a sognare treni.
Henry Morgan


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