3,5/5
C’è una malinconia tutta britannica che consiste nel ricordare, in un pomeriggio di pioggia, un’epoca che non abbiamo capito mentre la vivevamo. Groovy Decoy, uscito per Glass Fish nel 1986 ma nato dalle registrazioni dei primi anni Ottanta, quando i Soft Boys erano già un ricordo e l’Inghilterra si abituava a Margaret Thatcher come ci si abitua a un vicino rumoroso, è una raccolta di provini e materiali da cassetto che suona, paradossalmente, più intima e coerente di molti dischi pensati con maggiori ambizioni. Robyn Hitchcock canta con la voce di un chierichetto che sa qualcosa che non dovrebbe sapere; la chitarra acustica tiene insieme ogni cosa come le buone amicizie, senza mai dichiararlo. È un disco storto e gentile, pieno di quelle conversazioni in cui si ride molto per non dover dire ciò che si pensa davvero. Ascoltarlo oggi, con le sue imperfezioni lasciate lì come oggetti su un davanzale, significa scoprire che l’eccentricità, se abbastanza sincera, invecchia meglio di qualsiasi serietà.
Henry Morgan


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