4/5
Per Ry Cooder il passato non è una teca da spolverare, ma un mucchio di detriti musicali da raccogliere e rimettere in moto. Blues, soul, country e rhythm & blues diventano ingranaggi arrugginiti di una macchina del tempo che la sua slide guitar riaccende, sputando scintille. Non suona semplicemente melodie: le scortica, ne rivela il lato oscuro, aprendo botole su epoche dimenticate.
In The Slide Area questa archeologia sonora perde ogni rigidità accademica e si trasforma in un gioco sporco, muscolare, attraversato da una gioia quasi illegale. La precisione di Cooder convive con l’imprevisto, le crepe e il rumore di fondo. Perché l’America, sembra suggerire, è fatta anche di identità rubate, falsi nomi e memorie riciclate. La magia del disco non è la nostalgia, ma la capacità di dimostrare che il passato non passa mai: resta vivo, distorto e magnificamente inquieto, in attesa di una chitarra capace di risvegliarlo.
Stede Bonnet


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