2,5/5
In Robbie Robertson c’è qualcosa di notturno, ma non necessariamente oscuro, si ha la sensazione di camminare dentro una storia che cambia continuamente. Le canzoni sono luoghi attraversati da personaggi, segreti e desideri, mentre Robertson canta con misura, lasciando parlare atmosfere, chitarre e arrangiamenti.
La produzione di Daniel Lanois crea uno spazio sonoro denso e suggestivo, tra riverberi, rumori lontani e improvvise aperture. Somewhere Down the Crazy River ne è l’esempio più evidente: un racconto in musica che segue una strada senza destinazione certa. Il fascino dell’album sta proprio in ciò che non svela: ogni brano lascia un’immagine, una porta socchiusa, una traccia nella memoria. Solitudine, desiderio e ricordi convivono in un paesaggio emotivo che, alla fine, sembra un piccolo mondo da aver attraversato.
Long John Silver


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