4/5
Koyaanisqatsi non è un album musicale nel senso comune del termine, ma piuttosto un’estenuante, ipnotica e a tratti persino grottesca macinazione del tempo cronometrico in suono. La riedizione Island Records del 1994 prende la celebre colonna sonora del film del 1982 di Godfrey Reggio e la trasfigura in un artefatto digitale di sconcertante lucidità hi-fi, pulito al punto da risultare quasi asettico.
La musica di Glass — con quel suo minimalismo che pare procedere per reiterazioni ossessive, arpeggi di organo sintetico che si avvitano su se stessi e voci basse (molto basse, quasi viscerali) — non descrive il caos della modernità tecnologica; essa è la trama nevrotica e pulsante di quella stessa modernità. C’è qualcosa di dolorosamente ironico nel fruire questa critica al consumismo frenetico tramite un supporto di plastica inciso al laser, comodamente seduti nel proprio soggiorno.
L’ascolto continuativo produce un effetto strano: prima un latente senso di claustrofobia e irritazione, poi un’improvvisa, quasi estatica resa alla ripetizione. Un’esperienza al contempo raggelante e imprescindibile. Captain Flint


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