Paul Simon, Graceland, LP, Warner Bros Records 1986



5/5

Graceland è un album che sembra sorgere da un orizzonte in cui i confini geografici sfumano per trasformarsi in musca. Paul Simon prende la tradizione pop statunitense, quella fatta di orizzonti autostradali, frequenze radiofoniche e intime malinconie quotidiane e la spalanca al flusso travolgente di polifonie, percussioni e arpeggi giunti dal Sudafrica. Ne scaturisce un incontro mai superficiale, bensì una fusione armonica e consapevole: universi distanti che scoprono inaspettatamente di condividere un linguaggio comune.

La traccia titolo si presenta come un’esplorazione sonora sul senso stesso dell’errare, mentre “You Can Call Me Al” tramuta le angosce della maturità in un ritmo vivace e quasi ironico. Nello spazio di “Diamonds on the Soles of Her Shoes”, la brillantezza degli arrangiamenti cela un interrogativo profondo: come rintracciare lo splendore all’interno di un contesto segnato dalle disuguaglianze?

Il disco rimane sospeso in un equilibrio magnetico tra evasione e radici, confronto e contaminazione, memoria e prospettive venture. È un’opera pop pervasa da un’intima certezza: ogni itinerario sonoro finisce per trasformare irrimediabilmente chi lo intraprende.

Long John Silver

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