4,5/5
The End non somiglia a un album, ma al punto preciso in cui la musica sceglie di rinunciare a se stessa. Nico canta da una distanza che non appartiene allo spazio, bensì al tempo. La sua voce attraversa ogni solco come un fascio di luce gelida in un ambiente spoglio, senza mai cercare pietà o conforto. L’armonium insiste, cupo e quasi burocratico, come se il dolore avesse finalmente scovato il proprio dispositivo di registrazione.
Ogni traccia sembra nascere già consumata, del tutto estranea a qualsiasi cronologia, lasciandoci ad ascoltare l’eco lontana di una scomparsa in atto. Uscito per la Island nel 1974, The End non descrive la fine: la insinua direttamente nell’ascoltatore. È un’opera sull’assenza che continua a generare presenza, su un silenzio che non si compie mai davvero. E quando l’ultimo suono si dissolve, rimane un’impronta inquietante e intatta: il sospetto sottile che sia stata la musica a fissare noi.
Edward Teach


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