4/5
In Saint Julian, Julian Cope sceglie di mettere in pausa le sue bizzarrie da profeta visionario per vestire, tra incoscienza e lucidità, i panni della rockstar pura. Pubblicato nel 1987 da Island Records, l’album si impone con prepotenza: chitarre muscolari e sfacciate irrompono senza bussare, sostenute da ritmi incalzanti e da un canto che spazia continuo tra rabbia, ironia e disperazione.
Sotto questa corazza pop-rock, tuttavia, affiora l’anima di sempre: uno sguardo disilluso su una realtà percepita come una recita grottesca. Tracce emblematiche come World Shut Your Mouth e Trampolene spingono sull’acceleratore con un’energia travolgente e disorientata, lanciata a tutta velocità verso il vuoto.
Oggi il disco resta una perfetta istantanea degli anni Ottanta, epoca capace di erigere l’eccesso e la finzione a forme d’arte e di libertà. Imperfetto, teatrale e pulsante di un’umanità viscerale, Saint Julian conserva intatta la sua carica irresistibile proprio in virtù delle sue contraddizioni.
Henry Morgan


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