4/5
John Lee Hooker non chiedeva permesso al blues: lo abitava con naturalezza, come chi varca la soglia di un locale all’alba senza guardarsi intorno, forte di un passato già segnato.
Mr. Lucky, pubblicato nel 1991 dalla Virgin Records, custodisce l’essenza viva della strada, del fumo e delle tenebre infinite. Ormai leggenda, Hooker in questo lavoro non avverte il bisogno di gareggiare con il tempo. Si limita a sedersi, accendere una sigaretta e affidare ogni racconto alle corde della chitarra. Il suo stile resta imperfetto, ipnotico, irremovibile. Un andamento lento che smaschera l’esistenza nella sua veste più schietta e viscerale: la solitudine, le donne, i soldi, il desiderio, l’alcol e il sole che sorge sempre prima del dovuto.
I prestigiosi ospiti del disco non oscurano mai il maestro: offrono energia e sfumature, ma il perno resta la sua timbrica ruvida, calda e recitata, che risuona come il lamento di chi ha appena smarrito qualcosa. Mr. Lucky non promette salvezza. Si accontenta di offrirti una sedia, riempire il bicchiere e lasciar parlare la musica. Tanto, per sopravvivere alla notte, basta questo.
Samuel Bellamy


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