4,5/5
Patrizia Valduga (Castelfranco Veneto, 1953), tra le figure più incisive della poesia italiana contemporanea, ha fondato la rivista Poesia nel 1988 e ha legato la sua vita e il suo percorso intellettuale al poeta Giovanni Raboni. La sua cifratura stilistica risiede nell’uso di forme metriche classiche e rigorose per dare voce a pulsioni e inquietudini squisitamente moderne.
Nella raccolta Lacrime rerum — titolo che riprende il celebre verso di Virgilio — la poetessa esplora il dolore, l’assenza e la caducità delle relazioni. L’eros e il desiderio corporeo si intrecciano costantemente con la dimensione della morte e della separazione.
Il tratto distintivo dell’opera è la disciplina formale: la struttura metrica precisa e la spiccata musicalità imbrigliano e incanalano emozioni violente. Il verso organizza la sofferenza, impedendo che la lirica degradi in mera sfogo confessionale e conferendole un respiro universale. Attraverso motivi ricorrenti come la notte, gli specchi e il corpo, la tradizione letteraria diventa per la Valduga uno strumento per decifrare la sensibilità contemporanea, in un costante equilibrio tra rigore e passione.
Camouflage Dread


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