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Toni Morrison (1931-2019), nata a Lorain, in Ohio, è stata tra le figure più autorevoli della letteratura afroamericana contemporanea. Formatasi e laureatasi in Letteratura inglese presso le università di Howard e Cornell, affiancò alla scrittura una prolifica attività di editor e docente universitario. Attraverso capolavori quali L’occhio più azzurro, Canto di Salomone e Amatissima, l’autrice ha esplorato le ferite del razzismo, la memoria storica, l’identità e l’esperienza della comunità nera negli Stati Uniti, impegno narrativo e civile che le valse il Premio Nobel per la Letteratura nel 1993.
Nel 1983 la scrittrice diede vita a un esperimento letterario unico nella sua produzione: Recitativo, il suo solo racconto breve. La vicenda segue Twyla e Roberta, due bambine affidate temporaneamente a un orfanotrofio poiché le rispettive madri non sono in grado di accudirle. Le protagoniste, una bianca e l’altra nera, si separano per poi rincontrarsi più volte in diverse fasi dell’età adulta, mentre sullo sfondo scorrono le trasformazioni e le tensioni sociali dell’America del Novecento.
La peculiarità dell’opera risiede nella scelta radicale di Morrison: non chiarire mai quale delle due sia la protagonista nera e quale quella bianca. Questo artificio narrativo induce chi legge a cercare indizi nel linguaggio, nel ceto sociale, nei gusti o nei comportamenti dei personaggi. Emblematico fu l’episodio riferito dalla stessa autrice riguardo a una docente dell’Università di Berkeley, la quale, dopo aver analizzato il testo con la classe, dovette ricredersi su sollecitazione di una studentessa, scoprendo come l’ipotesi opposta fosse ugualmente sostenibile e dimostrando così l’influenza dei propri preconcetti sull’interpretazione.
Il senso di Recitativo non risiede dunque nel svelare l’enigma dell’appartenenza etnica di Twyla e Roberta, bensì nell’interrogarsi sul motivo per cui avvertiamo l’urgenza di classificarle. Rivelando le sovrastrutture e i codici razziali impliciti di cui ci serviamo per categorizzare il prossimo, Morrison trasforma il racconto in una profonda riflessione sull’identità, invitando il lettore a prendere consapevolezza del proprio bagaglio di stereotipi.
Anne Bonny


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