4/5
Tra le ombre grige di una stanza senza dio, questo disco non grida, piuttosto sembra che strisci come un veleno lento nei corridoi di una casa infestata dai nostri stessi incubi.
Cave ha sotterrato la scure e i tamburi di guerra per evocare un’apocalisse sottile. Non c’è salvezza nei vecchi testi né pietà per i dannati: solo il rumore freddo del rimorso e la disperazione silenziosa di chi consuma la propria condanna a fuoco lento.
Un salmo di transizione e di cenere, un requiem per l’innocenza sbranata dal tempo. La sua voce torna dalle tenebre come un padre resuscitato a metà, a vagare tra le macerie del nostro salotto in cerca di un ultimo, impossibile perdono.
Jack “Dingo” Callahan


Lascia un commento