3/5
No Man’s Land arriva come una cartolina spedita da un luogo dove il sole ha smesso di sorgere da tanto tempo. Pubblicato da Au Go Go Records nel 1986, questo EP sembra abitare una terra di confine: chitarre taglienti, ritmi nervosi e una malinconia che non chiede permesso, ma entra e si siede accanto a te. C’è qualcosa di febbrile in queste canzoni, come se ogni nota fosse stata registrata poco prima dell’alba, in una stanza impregnata di fumo e di cattivi presagi. I Savage Bridges non cercano consolazione: costruiscono piuttosto un paesaggio di desiderio, solitudine e inquietudine, dove le melodie emergono come fantasmi dalla nebbia. No Man’s Land è breve, ruvido e misteriosamente magnetico: un piccolo manufatto oscuro, capace di lasciare sulle dita quella sensazione che rimane dopo aver toccato qualcosa di pericoloso.
Jack “Dingo” Callahan


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