5/5
Lulu è un disco che rifiuta di essere accomodante, e proprio per questo merita di essere ascoltato con attenzione. Lou Reed trasforma il teatro di Frank Wedekind in un monologo urbano, a metà tra poesia e confessione, e i Metallica gli costruiscono intorno un paesaggio sonoro di rara densità, in cui le chitarre si fanno ora minacciose, ora quasi cameristiche.
Il rischio, qui, è parte della riuscita. Reed declama con la sicurezza di chi non ha più nulla da dimostrare, Hetfield entra con una voce che lascia intravedere una vulnerabilità inattesa, e brani come “The View” o “Junior Dad”, dilatato per quasi venti minuti, chiedono tempo e restituiscono un’intensità che pochi dischi rock osano ancora cercare. I testi, volutamente crudi, hanno la coerenza di un progetto portato fino in fondo.
Nel loro incontro, due generazioni del rock mettono da parte la prudenza e scelgono di sperimentare. Il disco divide, ed è un merito: resta un lavoro coraggioso, che chi lo ascolta senza pregiudizi può scoprire sorprendentemente ricco.
Black Bart


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