3,5/5
Certi dischi nascono perché un burocrate in giacca e cravatta pensa che il mondo abbia bisogno dell’ennesimo country-rock da supermercato. Naked Child no. Sembra un incidente, una confessione sputata da un uomo sporco di strada, sudore e alcol. Lee Clayton non fa sconti.
Il suono è elettrico, ruvido, minaccioso. “I Ride Alone” apre le danze con chitarre affilate e solitudine randagia. Ma qui il mito del cowboy libero si schianta contro la realtà: la libertà assoluta è un’infezione, e la solitudine il suo prezzo.
Tra blues e country si muove un’America guasta, fatta di sesso, polveri bianche, fughe e isolamento. Persino “I Love You” sembra una minaccia più che una dichiarazione d’amore.
Naked Child non cerca approvazione né compromessi. È il punto d’incontro in cui il rock pesta i piedi al country e smaschera la grande illusione americana: quella libertà tanto desiderata che, alla fine, ha soltanto un altro nome. Solitudine.
Edward Teach


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