5/5
Axis: Bold as Love è il momento in cui Jimi Hendrix smette di sembrare soltanto un chitarrista e comincia a sembrare un problema. Uscito nel 1967, il disco ha ancora addosso i colori psichedelici dell’epoca, ma sotto quei colori c’è qualcosa di più inquietante: la sensazione che la musica stia cercando di sedurti mentre, contemporaneamente, ti osserva.
Le canzoni sono brevi, liquide, spesso bellissime. “Spanish Castle Magic” procede come una macchina lanciata troppo veloce; “Little Wing” dura abbastanza da diventare un ricordo prima ancora di finire. Hendrix trasforma la chitarra in qualcosa di fisico, quasi indecente, e Noel Redding e Mitch Mitchell costruiscono intorno a lui una specie di caos perfettamente organizzato.
Il vero lusso di Axis è che non sembra avere bisogno di dimostrare niente. È un disco che parla di amore, colori, sogni e percezioni alterate, ma lo fa con una freddezza quasi aliena. Nel 1967 poteva sembrare il futuro. Oggi sembra qualcosa di peggio: il futuro che, per qualche minuto, è davvero arrivato.
Lenny “Two-Moons” Mallory


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