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Nata a San Francisco nel 1963, Lidia Yuknavitch è una scrittrice, docente universitaria ed editrice statunitense. Promessa del nuoto agonistico in gioventù, vide la sua carriera atletica interrompersi a causa del boicottaggio delle Olimpiadi del 1980 e dei nascenti problemi di dipendenza da alcol e droghe. Confortata dallo studio della letteratura inglese — culminato in un dottorato di ricerca — Yuknavitch ha trasformato la sua drammatica biografia, La cronologia dell’acqua rifiuta la tradizionale struttura autobiografica lineare per assumere l’andamento fluido e frastagliato dell’elemento marino. La narrazione procede per frammenti e immagini intense, immergendosi e riemergendo dalle tessere della memoria: dai violenti maltrattamenti del padre e dalla figura materna assente nell’infanzia, fino agli anni universitari, ai matrimoni, agli aborti e al tragico lutto della perdita di una figlia.
L’acqua si pone come perno dell’intera esperienza dell’autrice. Se il rigore della piscina rappresentava l’unico tentativo di controllo e salvezza: volevo che il mio corpo avesse un senso, all’esterno della vasca domina lo smarrimento. La prosa si dimostra affilata e priva di filtri nel raccontare la corporeità femminile, la vergogna e il dolore, concependo il corpo come luogo di guerra e di piacere.
La vera svolta catartica avviene grazie alla letteratura: la scrittura non promette una riconciliazione facile o consolatoria con il passato, ma diviene l’unico mezzo reale di sopravvivenza per riaffermare la padronanza sulla propria vita e dare un senso alla sofferenza. Rifiutando ogni reticenza, il volume regala un’esperienza di lettura intensa e travolgente, destinata a lasciare chi legge in uno stato di temporanea apnea emotiva.
Capitain Smoke


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