4/5
Il racconto si muove tra il presente di un uomo adulto e i ricordi inquieti dell’infanzia e dell’adolescenza, segnati dalla malattia della madre. Il passato continua a invadere il presente, mostrando come nessuno riesca davvero a liberarsi di ciò che è stato.
Attingendo alla propria esperienza, Pierantozzi racconta il disordine dell’adolescenza, quell’età sospesa tra il desiderio di fuggire e la paura di essere abbandonati. La prosa è frammentata, aspra, fatta di dialoghi secchi e piccoli episodi che assumono dimensioni catastrofiche.
La narrazione è claustrofobica, spesso soffocante, ma proprio in questo disagio trova la sua forza: riportare alla luce quel tempo fragile in cui ogni gesto sembrava definitivo e bastava un soffio per perdere l’equilibrio.
Calabash Malaspina


Lascia un commento