1,5/5
Memphis non ha mai chiesto scusa a nessuno, e Tav Falco nemmeno. Shake Rag (New Rose, 1986) sembra registrato alle tre di notte in un locale dove il pavimento è irregolare e il personale ha smesso di fare domande da un pezzo. Niente pulizia, niente buone maniere. Solo rockabilly ruvido, blues sbilenco e una band che suona come se il contratto di locazione fosse scaduto ieri.
Falco interpreta ogni brano come un tango finito male: un po’ dandy, un po’ stanco, un po’ spettrale. I Panther Burns lo seguono a strattoni, con le chitarre che sbandano e si riprendono per puro orgoglio. Non c’è tecnica, e sarebbe inutile. La tecnica serve a chi ha qualcosa da nascondere, e qui nessuno nasconde niente, nemmeno i buchi nelle tasche.
I concerti notturni vanno chiusi prima che qualcuno cominci a cantare melodie sentimentali. Questo no, questo fa solo rumore, e il rumore, quando è onesto, vale più di cento dischi rifiniti e ripuliti.
Samuel Bellamy


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