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Il titolo è un inventario: edifici e cibo, le due cose che una civiltà produce quando ha smesso di chiedersi perché. More Songs About Buildings and Food (Sire, 1978) è una raccolta di avvisi ai passeggeri, recitati da un uomo che sembra aver studiato l’ansia in un manuale tecnico. David Byrne non canta, enuncia. La sua voce ha la precisione di un annuncio in aeroporto, e lo stesso potere di mettere paura.
Brian Eno lavora ai margini, come un tecnico della manutenzione che sistema i fili dietro la parete. Il ritmo di Tina Weymouth e Chris Frantz scorre sotto ogni cosa, regolare, quasi amministrativo. “Found a Job” è una piccola parabola sul lavoro e sulla televisione. “Artists Only” registra il gergo dell’arte come un sintomo. E quando arriva “Take Me to the River”, la devozione soul di Al Green viene passata attraverso un filtro di gelo: il sacro, detto da chi non è sicuro di crederci.
Non è un disco freddo per cattiveria. È freddo come lo è il linguaggio quando prova a descrivere una paura che non ha ancora un nome. Fuori dalla finestra, il traffico continua. Dentro la canzone, qualcuno conta i secondi.
Edward Teach


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