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Nell’estate del 1991 “Enter Sandman” usciva da ogni radio, e chi aveva amato i Metallica per la loro ferocia si trovava davanti a un disagio preciso: era legittimo amarli ancora? Era una domanda da fan, certo, ma anche una domanda sul tradimento: che cosa si deve a ciò che si è stati?
Il Black Album è la risposta di quattro uomini che scelgono la semplicità. Bob Rock leviga il suono, i tempi rallentano, le canzoni si accorciano e diventano più dirette. “Sad but True” avanza con la pesantezza di un’ammissione, “The Unforgiven” ha il tono di una confessione che nessuno ha chiesto, e “Nothing Else Matters” mostra, con imbarazzo e con sincerità, una fragilità che il thrash non aveva mai concesso.
Resta il dubbio se questo disco sia una resa o una rinascita. Forse è entrambe le cose, come accade a chi sceglie di farsi più semplice per essere capito da più persone. La risposta dipende da chi ascolta, e da quanto è disposto a perdonare.
Edward England


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