4/5
Il rimedio che Mad Professor applica ai brani di Protection ha qualcosa della chirurgia: si prende un corpo musicale già composto, lo si apre con calma e si rimuove ciò che sembrava necessario. Resta lo scheletro: un basso che respira, un’eco che arriva con un secondo di ritardo, come una notizia che si sapeva già in arrivo.
Ciò che colpisce, ascoltando di seguito, è il rapporto tra l’ordine e l’inquietudine. Ogni passaggio sembra misurato con la precisione di un orologiaio, eppure sotto la superficie compassata si avverte qualcosa di instabile, come in quelle case perfette in cui, a un certo punto, un oggetto fuori posto cambia il senso di tutto.
È un disco da ascoltare di notte, con la luce spenta, quando i rumori della casa smettono di essere rumori e diventano indizi.
Brother “Toll” Mallory


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