3,5/5
In The Bells Lou Reed si muove come chi cammina tra i resti di una festa finita: luci fioche, bicchieri abbandonati, il brusio della città sullo sfondo. Nel 1979 il futuro appare già prosciugato e la musica smette di illudere: si limita a testimoniare ciò che resta. Reed plasma così un opera instabile e ruvida, dove il rock si contamina con il jazz, l’elettronica e la poesia di strada.
La sua voce non narra, accende un obiettivo sui margini, sui desideri spezzati, sui corpi e su notti urbane prive di senso. The Bells rifiuta di compiacere e si sbriciola in sequenze slegate, come un film senza trama.
Se la title track intercetta frequenze radio da un’altra epoca, City Lights archivia la solitudine della metropoli. Senza promettere salvezza, Reed cattura il suono del presente, toccando la forma di verità più autentica del suo tempo.
Edward Teach


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