3/5
Valleys of Neptune è il genere di disco che nasce quando un artista è morto da quarant’anni e qualcuno apre un archivio sperando di trovare ancora qualcosa da vendere. La cosa inquietante è che, nel caso di Hendrix, anche gli scarti sembrano possedere più personalità di intere discografie altrui. Il problema è che questo non è davvero un album: è un fascicolo di frammenti, prove, variazioni e possibilità rimaste sospese.
La title track galleggia in una dimensione psichedelica e malinconica, mentre “Bleeding Heart” e soprattutto “Hear My Train A Comin’” ricordano quanto Hendrix potesse trasformare il blues in qualcosa di fisico, quasi aggressivo. “Lover Man”, “Lullaby for the Summer” e “Ships Passing Through the Night” mostrano invece un musicista che stava cercando una direzione nuova, meno interessata al mito della chitarra incendiaria e più attratta dalla costruzione del suono.
Ma c’è qualcosa di perversamente moderno nell’ascoltare un cadavere diventare un prodotto editoriale. Hendrix non è qui per decidere cosa lasciare e cosa distruggere. E questo rende Valleys of Neptune affascinante e insieme incompleto: un reperto, non una confessione. Un ottimo disco di archivio, un disco di Hendrix soltanto a metà.
Lenny “Two-Moons” Mallory


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