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In A cosa servono i gatti, Paolo Nori racconta una fase di smarrimento esistenziale, in cui anche i gesti quotidiani perdono significato. Tra il trasferimento a Casalecchio di Reno, gli impegni familiari e la traduzione di Oblomov, l’autore attraversa un periodo di profonda apatia, interrogandosi sul senso della soddisfazione e della felicità.
Punto di riferimento è Learco, detta Fufi, la sua gatta da sedici anni. La sua presenza discreta diventa un conforto contro la solitudine e la fragilità dell’esistenza. Le illustrazioni di Andrea Antinori accompagnano questa riflessione, suggerendo una risposta all’interrogativo del titolo: non tutto ciò che arricchisce la vita deve necessariamente avere un’utilità concreta.
Con il consueto stile colloquiale e ironico, Nori trasforma piccoli gesti e affetti quotidiani in una meditazione sulla condizione umana.
Calabash Malaspina


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